Perché il termine 'infertilità' può essere dannoso e cosa dovremmo usare al suo posto.

La parola "infertilità" porta con sé un peso enorme. È una parola che chiude, che definisce, che etichetta. Quando una donna riceve questa diagnosi, spesso sente di essere stata marchiata con un giudizio definitivo sul suo corpo e sulla sua capacità di diventare madre. Ma questa parola racconta davvero la verità?

Nella mia esperienza, la maggior parte delle situazioni definite come "infertilità" sono in realtà situazioni di fertilità ridotta, ostacolata o temporaneamente compromessa. Il corpo femminile è incredibilmente resiliente e capace di trasformazione, e ridurre la sua complessità a un'etichetta binaria — fertile o infertile — è riduttivo e spesso inesatto.

Preferisco parlare di "difficoltà di concepimento" o di "fertilità da sostenere". Non è solo una questione semantica: le parole che usiamo plasmano la nostra percezione della realtà e influenzano profondamente il nostro stato emotivo. Una donna che si sente "infertile" vive il percorso in modo diverso da una donna che sa di avere una fertilità da nutrire e accompagnare.

Cambiare il linguaggio è il primo passo per cambiare l'approccio. Quando smettiamo di definirci attraverso una mancanza e iniziamo a vederci come esseri in cammino verso una possibilità, tutto il percorso si trasforma.